La vela costituisce uno dei più antichi mezzi di propulsione per le imbarcazioni. Tutte le civiltà, dagli antichi Egizi fino ai giorni nostri, hanno utilizzato navi spinte da vele di ogni forma per trasportare persone e merci. Possiamo sicuramente affermare che è uno dei mezzi di propulsione che più ha influito sulla storia umana.

Recentemente soppiantato dai motori a combustione interna nelle grandi navi, conserva tuttavia il fascino di riuscire a muoversi solo portati dal vento.

 

Come funziona una vela

Ma cosa significa esattamente essere portati dal vento? La spinta propulsiva delle vele si crea grazie all’interazione con un fluido in movimento: il vento. Questo, infatti, non è altro che aria in movimento a causa di differenze di pressione tra zone limitrofe dell’atmosfera terrestre: se l’aria è ferma (si dice che c’è “bonaccia”) le vele non sono in grado di produrre spinta.

Al pari dell’ala di un aereo, la particolare forma della vela costringe il flusso d’aria a girarle attorno. Questo genera una differenza di velocità e di pressione tra il lato sottovento e sopravento e, conseguentemente, una forza aerodinamica.

Flusso profilo alare

La forza aerodinamica si può scomporre in una componente di avanzamento e una di scarroccio.

Questo tipo di generazione della forza di propulsione è del tutto corretto per andature controvento (bolina) o al traverso mentre per andature portanti (dal lasco al fil di ruota) la forza generata dalla vela è più che altro una forza di resistenza. E’ in queste andature, appunto, che il vento “porta” la barca, nel senso che la spinge.

 

Caratteristiche e materiali

Nel corso della storia sono state utilizzate svariate forme di vele e di diversi materiali: in antichità erano in tela di canapa (tela olona) mentre ai giorni nostri vengono utilizzate fibre sintetiche molto resistenti.

Come forme principali, possiamo elencarne almeno cinque: vele quadre (sostenute dai pennoni e tipiche dei grandi velieri), vele latine (triangolari sostenute da un’antenna), vele auriche (trapezioidali tenute tese da boma e picco), vele al terzo (molto simili a quelle auriche) e vele bermudiane (le tipiche vele triangolari tra albero e boma delle moderne barche a vela).

Galeone veneziano vela quadra
Vela quadra – Credits: Cherini.eu
Brazzera capodistriana a vela latina
Vela latina – Credits: Cherini.eu
Pielego vela aurica
Vela aurica – Credits: Cherini.eu
Bragozzo lago di Garda vela al terzo
Vela al terzo – Credits: Cherini.eu
Vela bermudiana o randa Marconi
Vela bermudiana

 

Parti della vela

Ogni vela è caratterizzata da alcune parti comuni a tutte le tipologie:

  • angolo di penna o di drizza: è l’angolo in cui viene incocciata o legata la drizza
  • angolo di mura: punto in cui la vela è fissata alla barca
  • angolo di scotta: è l’angolo in cui viene legata la scotta
  • ralinga o inferitura o caduta prodiera
  • balumima o caduta poppiera
  • base: è il lato tra l’angolo di scotta e quello di mura
  • stecche: aste rigide che tengono tesa la balumina. Quando vanno dalla balumina all’inferitura, si parla di vela “full-batten”.
  • ferzi: fasce di tessuto che, cucite insieme, formano la vela
  • bugne: anelli metallici posti in vari punti rinforzati della vela che permettono di legare o incocciare ad essa le manovre correnti per le regolazioni
Parti della vela