Quando si parla di terzaroli (o più propriamente di “presa dei terzaroli“) ci si riferisce alla riduzione della potenza propulsiva della vela andando a ridurre la superficie esposta al vento. Si ricorre alla presa dei terzaroli in caso di cattivo tempo o per ingresso in porto a vela in caso di avaria del motore.

 

Sulla randa possiamo individuare delle “strisce” parallele al boma (che non sono i ferzi – attenzione! -) delimitate ai lati da altrettante bugne sull’inferitura e sulla balumina della vela e dai matafioni orizzontalmente: queste strisce rappresentano le cosiddette “mani di terzaroli” e sono le porzioni di vela che devono essere ripiegate su se stesse e fissate al boma coi matafioni una volta che la vela viene filata.

Mani di terzaroli sulla randa

Nell’operazione ci si avvale di quasi tutte le manovre correnti a bordo e, per effettuarla in sicurezza, è bene seguire passo-passo una sequenza ben precisa:

 

  1. Innanzitutto ci si deve portare in andatura di bolina piuttosto stretta, in modo da depotenziare la vela.
  2. Laschiamo vang, cunningham (se utilizzato) e scotta di randa. A questo punto la vela sarà “libera” e inizierà a fileggiare. In questo momento bisogna fare attenzione all’eventuale brandeggio del boma che non è più tenuto in posizione dalla scotta.
  3. Cazziamo l’amantiglio per sostenere il boma durante l’ammainata della randa.
  4. Filiamo la drizza di randa finché la prima (o seconda) mano di terzaroli non è completamente ripiegata su se stessa.
  5. Incocciamo (agganciamo) la bugna di prima (o seconda) mano che si trova all’inferitura della randa al corno di trozza, facendo molta attenzione a come la incocciamo: dobbiamo tener presente che questa bugna rappresenterà il nuovo punto di mura della vela e, quindi, l’inferitura deve essere correttamente allineata verso la penna. Se in questo punto la vela dovesse trovarsi incocciata al contrario, una volta ricazzata la drizza di randa, ci sarebbe il rischio di strappare la vela.
  6. Iniziamo a cazzare la drizza facendo attenzione che la bugna di mura non si sfili dal corno di trozza ma non cazziamola al massimo.
  7. Cazziamo la borosa di prima (o seconda) mano, che diventerà il nuovo tesabase.
  8. Completiamo l’operazione sulla drizza di randa, regolandola a dovere.
  9. Assicuriamo al boma la parte ripiegata della vela utilizzando i matafioni. Questo è molto importante per evitare che la parte ripiegata “prenda vento” nella prosecuzione della navigazione. I matafioni devono essere ben annodati (un nodo piano è più che sufficiente) ma non strettissimi.
  10. Laschiamo l’amantiglio e regoliamo vang e cunningham (se necessario).
  11. Regoliamo la scotta per riprendere l’andatura iniziale.