La scuffia si verifica quando un’imbarcazione si capovolge a causa di diversi fattori (soprattutto a causa dell’azione del vento sulle vele).

Tecnicamente, si indica propriamente una scuffia quando la testa d’albero è in acqua e si può parlare di scuffia a 90° (quando l’albero rimane quasi parallelo al pelo dell’acqua) e di scuffia a 180° quando, invece, la barca è totalmente rovesciata e l’albero è interamente in acqua.

Scuffia a 90 gradiScuffia a 90°
Scuffia a 180 gradiScuffia a 180°

Si può verificare a tutte le andature anche se è più probabile in quelle in cui la barca è molto sbandata, come nella bolina o nel traverso: se non correttamente bilanciata dalla posizione dell’equipaggio, l’imbarcazione può continuare a inclinarsi fino a rovesciarsi del tutto. E’ per questo che in barche piccole (soprattutto da competizione) l’equipaggio usa dei trapezi per portare il corpo più fuori bordo possibile, accentuando il momento raddrizzante.

Prodiere senza trapezio
Trapezio nella barca a vela

Per le barche piccole, ci sono diversi metodi per raddrizzare l’imbarcazione e proseguire la navigazione, uno dei quali consiste nell’applicare momento raddrizzante mettendosi in piedi sulla deriva e portando il corpo verso la parte opposta rispetto all’albero.

Raddrizzamento dopo scuffia

Per quelle più grandi, invece, si cerca di evitare il più possibile questa condizione già in fase di progettazione, prevedendo il posizionamento di masse di bilanciamento all’estremità delle derive fisse: i cosiddetti bulbi. In questo caso, si parla di stabilità di peso dell’imbarcazione.

Per esigenze particolari, come ad esempio per ricerche e soccorso in mare, esistono delle imbarcazioni autoraddrizzanti che, in base alla forma dello scafo e alla disposizione delle masse a bordo, riescono a ritornare autonomamente in condizioni normali.