Il boma è una trave orizzontale incernierata all’albero che sostiene e tiene tesa la base della randa. Può essere di diversi materiali, dal legno alla fibra di carbonio, e di divese sezioni, circolari o rettangolari. Il nome deriva da “boom” che, appunto, significa “asta”.

Boma barca a vela

Come detto, il boma è incernierato alla trozza e può ruotare per quasi 180° a poppavia dell’albero cazzando o lascando la scotta di randa. Per questa sua notevole mobilità, è spesso causa di incidenti e questa sua assoluta “libertà” deve sempre essere tenuta in considerazione da tutti i membri dell’equipaggio quando si muovono a bordo.

Non è raro, infatti, che durante la normale navigazione, il vento rinforzi e cambi direzione improvvisamente portando a una strambata. In questa situazione, il boma spazzerà pericolosamente tutta la coperta e potrà colpire un malcapitato, facendolo finire in mare o ferendolo anche gravemente. Per limitare questi inconvenienti, nelle andature in poppa si utilizza una ritenuta che eviti spiacevoli sorprese.

Oltre a questa mobilità laterale, il boma è libero anche di moversi verso l’alto o verso il basso. In navigazione, è la stessa vela che mantiene il boma sollevato dalla coperta. Quando la vela è ammainata, è necessario cazzare l’amantiglio che, dalla varea (l’estremità libera del boma) sale fino in testa d’albero.

Per regolare al meglio la randa, all’interno del boma possono scorrere diverse manovre correnti tra cui il tesabase, necessario per tendere al meglio la base della randa, e le borose, che fungono da tesabase quando è necessario ridurre la vela e si prendono delle mani di terzaroli.

Per evitare che il boma si sollevi troppo verso l’altro sotto la spinta del vento e per ottimizzare di fino la forma della randa, si utilizza il vang.

Schema delle manovre correnti del boma